Il Tempo di Pensare

Un cielo stellato estivo ci ricorsa l'immensità dell'universo e la piccolezza delle nostre vite
Nella frenesia della vita moderna non si ha
più il tempo di fermarsi a pensare. Da quanto
tempo non alzi lo sguardo al cielo pensando
alla tua vita?
Finalmente, dopo tanta pioggia, è arrivato un giorno di sole. Ne ho approfittato per tagliare l'erba del giardino, ne aveva proprio il bisogno, la prima rasatura primaverile dopo il lungo inverno, il tosaerba ha fatto un po di fatica. Mi piace molto tenere il giardino in ordine, anche l'orticello che coltivo a pochi passi da casa è sempre pulito e devo dire che stare all'aria aperta ha i suoi vantaggi.

Mentre, accucciato con guanti e forbici, rifinivo i bordi del prato, mi sono reso conto che stavo pensando. Si pensando. Non importa a cosa, ma ero proprio perso nel riflette sulle cose più disparate: la mia mente viaggiava da un'argomento all'altro senza nessuna logica, analizzando, indagando e approfondendo gli svariati accadimenti della mia settimana.


E così mi sono ritrovato a riflettere su un'aspetto tanto semplice quanto inquietante della nostra esistenza: Quanto tempo passiamo a pensare? Non sto parlando di pensare alla lista della spesa o a quando sarà il prossimo MotoGP, intendo proprio riflettere attentamente su noi stessi, sulla nostra vita, sul fatto di essere o meno felici. Parlo di quel tipo di pensiero genuino tipico di quando, sdraiati nelle notti d'estate, guardiamo  il firmamento e ci rendiamo conto ti quanto siamo insignificanti e di quanta (troppa) importanza attribuiamo agli aspetti materiali della nostra esistenza.

Se analizzo la mia giornata mi rendo conto che sono  praticamente sommerso dalle cose da fare, e quando ho un momento libero, non faccio altro che ricevere ulteriori input che mi riempiono la testa e non mi lasciano spazio per elaborare e produrre output. Al mattino mi sveglio piuttosto presto, faccio colazione davanti allo schermo del portatile, leggendo le notizie, poi breve tragitto in macchina dove ovviamente ascolto la radio, arrivando infine al lavoro, dove sarò impegnato fino alle 5 del pomeriggio. Quindi altro tragitto con annessa sintonizzazione radiofonica, per giungere finalmente a casa dove mi attendono moglie, figlia, cena da preparare e spesso qualche faccenda domestica. Sono ormai le nove quando la bimba si è addormentata , la cena consumata e posso finalmente dedicarmi a me stesso per due o tre ore, tempo che cerco sempre di sfruttare al massimo per i miei hobbies.

Questo si ripete ogni giorno, per tutte le settimane dell'anno, e mi rendo conto solo ora che il continuo flusso di cose che ho da fare, non mi lascia un solo secondo per pensare. Il pensiero è l'unica cosa che ci differenza dagli animali, e questo vuol dire che se non ho il tempo di riflettere, finisco per agire d'istinto e assimilare passivamente le centiania di informazioni che ogni giorni mi martellano il cervello.

Per riappropriarmi delle mie opinioni, essere certo di argomentare i miei discorsi con frasi partorite dalla mia mente e non con luoghi comuni recepiti in tv, dovrei ritagliarmi molti più momenti di riflessione, ma dove trovo il tempo di pensare? Nel tragitto verso e da il lavoro eviterò di accendere la radio e userò quel tempo per riflettere, la sera niente tv e probabilmente posso riuscire a fare i mestieri di casa elaborando gli input della giornata. E' pazzesco e allo stesso tempo incredibile rendersi conto di non avere tempo da spendere sedendosi e riflettendo, sono talmente disabituato a farlo che mi sembra addirittura un'azione ridicola.

Tuttavia sono certo che questa sia la strada da seguire per allontanarmi dal consumismo, un sistema che ormai ha preso il monopolio, perché è considerato "il modo di vivere". La prova la troviamo nel fatto che questo stile vita, che ci obbliga a passare le giornate a lavorare per comperarci oggetti che non ci danno la felicità, ci sembra l'unico possibile; non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello che si possa vivere senza lavorare otto o dieci ore al giorno, autoproducendoci quello che veramente ci serve e rifiutando il superfluo. 

Tutto questo discorso per arrivare a dire che il consumismo funziona bene se riesce a non lasciarci il tempo di pensare, e ce la sta facendo alla grande, tanto che siamo profondamente convinti che avere l'ultimo modello di cellulare sia un traguardo da raggiungere e che i frollini di marca siano migliori di quelli di sottomarca, anche se quelli di sottomarca non li abbiamo mai nemmeno assaggiati... anche se "sottomarca" non sappiamo nemmeno bene cosa significhi.

Per tutti i motivi elencati sopra, credo sia giunto il momento di ritagliarmi il tempo di pensare.

2 commenti:

  1. hai proprio ragione! complimenti per il sito

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  2. Complimenti per il tuo sito. Sto leggendo molti tuoi articoli. Condivido ogni tua riflessione. Grazie a te, trovo conferma di tante mie riflessioni che non ho mai avuto il coraggio, la forza di volontà, di mettere in pratica. Grazie.

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